
Alice in Chains - Man in the Box (play play!!)
||Odi et Amo||

|| Vorrei... ||
||Linkage||

|| Music ||
ascolto molta musica: in genere tutta vecchiotta.... a parte qualche canzone della banda bardo e altri gruppetti ascolto tutta musica dagli anni 90 in giu...: sex pistols, ramones, clash, black flag, doors, pinkfloyd, beatles, led zeppelin, guns'n'roses, joy division, iron maiden, ac/dc, inti-illimani...e boh cosi via...||Banner||

||Cannoni già fatti..||

||Counter||
||Clash Clock||
||Pregi&Difetti||
pregi: anarchico, dislessico, impulsivo, mezzo estremista, antifascista, noberlusKa [qui la cappa ci vuole...], punk/metallaro.|| Books ||
Il giovane holden. diario di un killer sentimentale. faharenehit 451 (o come cazzo si scrive). sherlock holmes. Arancia meccanica.
|| Altro ticket? ||

max allora mi spieghi da quando stai con la ...... xfavore???
raga, il CD non funzionava e quindi mi dovrete sorbire ancora per un po'! dai venite a visitare il mio blog che voglio raggiungere quello di max, quello prima di tarallo crew... lo so ke non ce la farò mai ma bisogna sempre avere speranza ricordatevelo.
e ora vi lascio in compagnia di miei amici ad esempio i sex-pistols con:
ANARCHY IN THE UK
Right!
Now ha, ha
I am an antichrist
I am an anarchist
Don't know what I want
But I know how to get it
I wanna destroy the passerby
'Cause I wanna be Anarchy
No dogs body
Anarchy for the UK
It's coming sometime and maybe
I give a wrong time stop a traffic line
Your future dream is a shopping scheme
'Cause I wanna be Anarchy
In the city
How many ways to get what you want
I use the best
I use the rest
I use the enemy
I use Anarchy
'Cause I wanna be Anarchy
It's the only way to be
Is this the M.P.L.A or
Is this the U.D.A or
Is this the I.R.A?
I thought it was the UK
Or just another country
Another council tenancy
I Wanna be Anarchy
I Wanna be Anarchy
Oh what a name
I Wanna be Anarchy
Know what I mean?
And I wanna be an anarchist
Get pissed
Destroy!
non i basta vero? e allora vi do anche la traduzione:
ANARCHIA NEL REGNO UNITO
Bene! Ora ah, ah,Io sono un anticristoIo sono un anarchicoNon so cosa voglioMa so come ottenerloVoglio distruggere il passantePerché io voglio essere AnarchiaNon un factotumAnarchia per il Regno UnitoArriva a volte e forseVi causo problemi, fermo la fila del trafficoIl tuo sogno del futuro è un progetto di spesePerché io voglio essere AnarchiaNella città Quanti modi per ottenere ciò che vuoi?Io uso il miglioreIo uso il restoUso il nemicoUso l’AnarchiaPerché io voglio essere AnarchiaE’ l’unica viaSiamo nell’M.P.L.A. oNell’U.D.A.?E’ l’I.R.A.?Io pensavo fosse l’UKO soltanto un’altra nazioneUn’altro Consiglio in affittoVoglio essere AnarchiaVoglio essere AnarchiaOh, che nome!Voglio essere AnarchiaSai cosa intendo?E voglio essere un anarchicoUbriacarmiDistruggere!
I'm sorry, maybe i won't write anything for one day, because I get a new softwer, and maybe I mustn't have internet for tomorrow I'm sorry!!!!
love, silly thing
miseria qualcuno mi dice dove ca**o si infila la "formuletta" per le immagini nel Template per metterle dopo il testo? vi prego rispondete!!!!!!!!!!!!!!!
il vostrO
silly thing
salve regaz, per miracolo non sono a scuola!!!!!!!!!!!! ringrazio dio da ateo e sn cntento di averla scampata!
stamattina la mamma, mi ha detto una cosa che m peserà per ttt la vita o quasi: mi ha detto che è triste per come sn e per come sono diventato! sono tristissimo.....; si lamenta che le rispondo male, ma ora vi scrivo la vicenda così forse capirete meglio:
19:28 - prendo l'11 per andare a porta santo stefano.
19:49 - sono nella pizzeria di porta santo stefano
20:02 - mia mom mi chiama sul cell per chiedermi se il viaggio era andato bn, neanche minimamente agitata.
22:00 - dobbiamo sgombrare dalla pizzeria; mia mamma mi chiama e mi chiede dove sono, non agitata.
22:49 - la mamma di un mio compagno mi riaccompagna a casa a piedi :-( ; arrivo in casa, entro e saluto mia mamma; lei mi saluta facendo:"Bene, vedo che ti serve a molto il cellulare, guarda che non esci più se continui così"
e il resto lo sapete già ..... secondo voi come doevo reagire non mi saluta nemmeno e mi sbraita contro.. i genitori... poi iersi sera tardi sembrava essersi riappacificata, ma stamattina mi ha detto quello che sapete e mi sento molto depresso
beh ci sentiamo e almeno voi siato un po' felici che la vita è belle ma corta!
c u s00n
hello, brothers how are u? je stais très bien merci.
a parte ste kagate non riesco a scrivere perchè ho male alle dita e ho fretta quindi vi saluto con questo ricordino:
| MARTIN LUTHER KING
Biografia dell'uomo che aveva un sogno |
|
Martin Luther King nacque nella città di Atlanta, nello Stato della Georgia, il 15 gennaio 1929. Il padre, Martin Luther King senior, era pastore della Chiesa battista, la mamma una maestra. Nella primissima infanzia il piccolo Martin era solito giocare con i bambini bianchi del quartiere ma, con l'inizio delle scuole elementari, accaddero alcuni fatti incomprensibili che rattristarono il bambino negro: fu escluso dai giochi dei suoi vicini di casa e, addirittura, essi ebbero il severo divieto di parlare con lui. Martin non riusciva a farsene una ragione: non aveva fatto loro alcun dispetto, non li aveva offesi in alcun modo, perché lo allontanavano? Invano la mamma cercò di rasserenarlo parlandogli di cosa significasse essere di colore e vivere in uno Stato del Sud, gli raccontò delle lontane origini africane, della lunga e terribile schiavitù sopportata dalla sua gente, della Guerra di Secessione che aveva dato loro, almeno formalmente, la libertà . Pochi anni dopo, mentre si recava con il padre ad acquistare un paio di scarpe, il commesso vietò loro di entrare dall’ingresso principale perché riservato solo "alla razza bianca" e, con disprezzo, ordinò loro di entrare dal lato posteriore: il pastore King fece osservare che non c'era alcuna differenza di colore tra i suoi dollari e quelli "dei bianchi", ma preferiva andarsene, se non poteva entrare dalla porta principale. Martin era un bambino dall'intelligenza molto vivace, tutte queste circostanze umilianti ed incomprensibili lo portarono a formulare una domanda a cui non trovava una risposta e che non riusciva a porre al padre che lo intimidiva moltissimo: che cosa avevano di diverso i neri dai bianchi? Perché erano obbligati a vivere in condizioni subalterne? Perché erano oggetto di tanto disprezzo? Negli anni seguenti studiò con passione, con rabbia, in scuole rigorosamente segregate, per porre un qualsiasi rimedio a quello stato di cose; sognava di diventare avvocato per essere di aiuto ai suoi fratelli di colore, nell'utopistica idea di una giustizia universale. Durante l'adolescenza, mentre frequentava il "Morehouse College" grazie ad un insegnante, capì l'importanza della religione: solo la fede in Dio permetteva ai fratelli negri di sopravvivere e di credere che "Lassù Qualcuno li amava". Per il giovane questa frase fu una tale rivelazione che, dopo il liceo, s'iscrisse al Seminario di Chester, in Pennsylvania. Completò gli studi e, durante la preparazione della tesi di laurea (conseguita in seguito, all'Università di Boston), conobbe una ragazza, Coretta Scott Young, che studiava canto al New England Conservatory con la speranza di diventare soprano. La giovane donna proveniva da una famiglia di origini modeste (il padre era un falegname) che era stata oggetto di vessazioni da parte di alcune sette razziste; anche Coretta aveva il sogno di poter fare qualcosa per la gente della sua razza. I due giovani s'innamorarono e nel 1953 si sposarono a Marion, città natale della giovane, poi si trasferirono a Montgomery (Alabama) negli Stati del Sud, ove maggiore era l'intolleranza razziale: entrambi erano decisi a lottare per non essere più giudicati inferiori, ma cittadini come gli altri. Martin L. King esclamava: "…L'America è la nostra patria, nell'esercito di George Washington, nella guerra per la nostra indipendenza, c'erano anche cinquemila soldati negri… Perché un essere umano deve essere disprezzato per il differente colore della sua pelle?" Il modello di lotta che ispirava la sua teoria era quello proposto da Gandhi: la non - violenza. Le sue prediche incominciarono a renderlo famoso tra i suoi fratelli di razza e non solo, la sua battaglia per i diritti civili stava attirando un numero di proseliti sempre più numerosi. Nel dicembre del 1955 un fatto, in apparenza banale, dette una svolta alla lotta di King. Un'operaia negra salì su un autobus per tornare a casa: aveva lavorato tutto il giorno ed essendo molto stanca, cercava un posto per sedersi. Essendo occupati tutti i posti riservati ai negri, si sedette su uno, tra i molti rimasti liberi, riservato ai bianchi. Immediatamente le fu imposto di alzarsi, ma lei rifiutò, intervenne il bigliettaio, fu chiamata la polizia e Rosa fu arrestata per essersi seduta su un posto "per i bianchi". Fu la classica goccia che fece traboccare il vaso: King convocò una riunione di tutti i suoi seguaci stanchi di subire soprusi, anche peggiori di quello sofferto dall'operaia. In questa occasione fu lanciata l'idea di boicottare tutti i mezzi pubblici: nessun negro sarebbe salito sull'autobus fintanto che non fosse stata tolta la "spartizione dei sedili". L'iniziativa ebbe un enorme successo: il giorno dopo le vetture pubbliche erano completamente vuote, non solo i negri ma anche i bianchi avevano aderito alla "Lotta non violenta". La situazione continuò, immutata anche nei giorni seguenti, i mezzi pubblici rimasero vuoti e le autorità non cedevano e, non sapendo come risolvere la questione, citarono in tribunale Martin L. King per "aver danneggiato l'azienda dei trasporti pubblici", ma, mentre stava per iniziare il processo, arrivò la strepitosa notizia: la Suprema Corte degli Stati Uniti d'America aveva dichiarato "illegale" la segregazione praticata negli autobus. Fu un'enorme vittoria per King, ma il suo prezzo fu altrettanto alto: gli fecero esplodere una carica di dinamite davanti alla casa, egli stesso fu preso a sassate, picchiato ed aggredito dai cani della guardia nazionale; fu inoltre arrestato una ventina di volte durante le manifestazioni per la pace e, più di una volta, lo stesso John Kennedy, non ancora eletto presidente, pagò personalmente la cauzione per farlo uscire dalla prigione. Nell'agosto del 1963 Martin L. King guidò un'enorme manifestazione interrazziale a Washington, ove pronunciò un discorso (unendo i criteri della non violenza e ideali cristiani) che iniziava con queste parole "I have a dream…", l'anno seguente gli fu assegnato il premio Nobel per la pace e il papa Paolo VI lo ricevette in Vaticano. Purtroppo però doveva constatare che la lentezza dei poteri pubblici, il costante e profondo razzismo dei bianchi, non solo negli Stati del Sud, continuava ad esasperare i negri che si rivolgevano sempre più alle soluzioni estremiste, a lui ostili e sostenute da nuovi organismi rivoluzionari: i seguaci musulmani di Malcom X, Black Power, Black Panthers. Nel mese di aprile dell'anno 1968 si recò a Menphis per partecipare ad una marcia a favore degli spazzini della città (bianchi e neri), che erano in sciopero. Mentre, sulla veranda dell'albergo, s'intratteneva a parlare con i suoi collaboratori, dalla casa di fronte vennero sparati alcuni colpi di fucile: Martin L. King cadde riverso sulla ringhiera, pochi minuti dopo era morto. Approfittando dei momenti di panico che seguirono, l'assassino si allontanò indisturbato. Erano le ore diciannove del quattro aprile. Pochi giorni dopo, ad Atlanta, si svolsero le esequie di King, a cui intervennero migliaia di persone, tra le quali Marlon Brando e Nelson Rockefeller. Il killer fu arrestato a Londra circa due mesi più tardi, si chiamava James Earl Ray ed aveva già dei precedenti per rapina, alcolismo e spaccio di dollari falsi. Al processo fu condannato a novantanove anni di reclusione, ma, qualche anno dopo, riuscì ad evadere. Dopo essere stato catturato nuovamente, rivelò che non era stato lui l'uccisore di Martin Luther King, anzi sosteneva di sapere chi fosse il vero colpevole. Nome che non poté mai fare perché venne accoltellato la notte seguente nella cella in cui era rinchiuso. Ancora oggi il mistero rimane insoluto, alcuni sostengono che ci siano troppe analogie tra il caso King ed il caso Kennedy per trattarsi solo di semplici coincidenze; comunque, il o i colpevoli, se sono mai esistiti e se sono ancora vivi, continuano ad essere sconosciuti |